
| Che forma prende la creatività quando impara a dialogare con la materia?
Nel nostro secondo appuntamento con le Convergenze Creative, esploriamo tre modi radicali di intendere il progetto: da una designer che fa coltivare i tessuti direttamente ai batteri, ad una cripta medievale che ha inventato l’upcycling nove secoli fa, fino ad un’architettura d’acciaio galleggiante che trasforma una cena nei fiordi norvegesi in un’esperienza sensoriale pura. |
| Jen Keane e il tessuto “tessuto” dai batteri
E se una scarpa o una borsa nascessero già modellate, senza bisogno di tagli, cuciture o assemblaggi? È la sfida vinta dalla designer britannica Jen Keane con il suo progetto This is Microbial Weaving. Jen lavora con un batterio (Acetobacter xylinum): costruendo un piccolo telaio personalizzato, indirizza la crescita dei microorganismi affinché producano micro-fibre di cellulosa pura, intrecciandole attorno a un pattern. La chicca: Jen ha fatto “stampare” a una colonia di batteri la tomaia completa di una sneaker. Il risultato è un pezzo unico, leggerissimo, più resistente del cotone e prodotto con zero scarti di taglio. Una rivoluzione per il processo di modellazione ed il su misura. Immaginate accessori e capi la cui silhouette viene disegnata in 3D direttamente dalla natura durante la crescita della materia. |

La Cripta di San Zama: l’archetipo dell’Upcycling
Se pensiamo che l’economia circolare e il riuso dei materiali siano intuizioni contemporanee, l’architettura antica è pronta a smentirci.
Nel cuore di Bologna, la Cripta di San Zama è un gioiello seminterrato che si presenta come un vero e proprio “patchwork” strutturale, modellato da quasi nove secoli di trasformazioni e stratificazioni (dal III al XII secolo).
La chicca: La sua particolarità risiede nel fatto che è costruita quasi interamente per reimpiego: i fusti delle colonne centrali sono assemblati da pezzi d’epoca diversa, l’altare poggia su colonne del XII secolo, mentre il pavimento conserva un lastricato romano del 270 d.C.
È una sezione stratigrafica del tempo dove la materia non muore, ma cambia funzione, si adatta e compone un’estetica nuova. Una dimostrazione di come il riuso e l’assemblaggio di elementi preesistenti possano generare una bellezza senza tempo.

SGUARDI
Incontri, ambienti e visioni
Salmon Eye & Ristorante Iris: cenare dentro un’iride d’acciaio
Nel fiordo norvegese di Hardanger galleggia una struttura ellissoidale rivestita da oltre 1.000 “scaglie” in acciaio inossidabile che riflettono la luce dell’acqua, ricordando la pelle di un salmone. È Salmon Eye, l’architettura d’impatto firmata da Kvorning Design che ospita al suo interno il ristorante stellato Iris.
Al ristorante si arriva esclusivamente in barca, trasformando la traversata in parte integrante del viaggio sensoriale. All’interno, lo studio Norm Architects ha creato un ambiente intimo e caldo in legno di noce ed elementi curvi, in forte contrasto con il guscio metallico esterno. In cucina, la chef Anika Madsen guida un percorso gastronomico interamente basato sulla sostenibilità e su ingredienti locali.
È un perfetto esempio di come l’architettura concettuale possa integrarsi in un paesaggio naturale estremo, creando un’esperienza immersiva totale prima ancora di sedersi a tavola.

Al prossimo appuntamento con la creatività!


